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Addio, e grazie per tutto il pesce: a proposito dello scioglimento dei R.E.M.

Ci hanno risparmiato tour d’addio o conferenze stampa strappalacrime. Tra un po’ non ci risparmieranno un nuovo  “Best of” (di cui in realtà si parla da tempo). E tra qualche anno non ci risparmieranno neppure una reunion: quella prima o poi tocca a tutti.
Però i R.E.M. si sono sciolti con lo stile che li ha sempre contraddistinti: un annuncio a sorpresa sul sito, un ringraziamento. “Our deepest thanks for listening”.

Potevano fare come fanno in molti: semplicemente smettere di suonare. In parte avevano già smesso, ma potevano starsene zitti. Invece hanno preferito essere onesti con se stessi e con i fan. Se li conosco, questa decisione era presa da mesi, ma l’hanno comunicata solo ora per evitare ogni sospetto di speculazione discografica. Sono certo che quello che hanno scritto sul sito sia vero e non sia un una strategia suggerita dall’ufficio stampa: si lasciano da fratelli, senza coltelli e senza avvocati, contravvenendo allo stereotipo rock della separazione traumatica. Non ne avevano più voglia.

Credo di conoscerli bene, i R.E.M. Li seguo da 25 anni e ho avuto la fortuna di frequentare il loro entourage, di vedere in prima persona come lavorano al di là delle interviste che vengono concesse a noi giornalisti. Sono notoriamente la mia band preferita, e sono stati uno dei motivi per cui faccio questo lavoro.

La notizia del loro scioglimento mi ha intristito e mi ha colto di sorpresa, un po’ come è successo a tutti.
Però.
Però un po’ era prevedibile e un po’ uno poteva aspettarselo – magari faceva finta di non vederlo, ma questa è un’altra storia.

Ecco, con il senno di poi, gli indizi che avevamo sotto gli occhi e che nessuno ha voluto leggere con chiarezza.

  1. La promozione di “Collapse into now” aveva mostrato una band con poca, pochissima motivazione per il futuro, pur avendo prodotto un disco più che dignitoso, che lasciava ampi spazi di manovra. Una malavoglia evidente da molte dichiarazioni. Io l’avevo percepita, mi aveva fatto tristezza, anche se speravo di sbagliarmi.
  2. Stipe ormai sempre più preso nei suoi interessi esterni: video, fotografia e quant’altro. Sempre più artista, sempre meno cantante di una rock band.
  3. Buck sempre più impegnato nelle sue band parallele. Le ha sempre avute, ma negli ultimi anni sembravano importargli decisamente di più dei R.E.M.
  4. Mills stava facendo la fine di Bill Berry, ormai sempre meno interessato alla musica e sempre più orientato a farsi i fatti propri.
  5. Una quantità di pubblicazioni secondarie, che toglievano luce ai dischi di studio. Un qualsiasi gruppo poteva tranquillamente convivere con una strategia del genere (l’intera industria discografica ci campa, su live, ristampe, best of…). I R.E.M. erano a disagio, evidentemente.

Insomma, il fatto è che i R.E.M. come li conoscevamo non esistevano già più da qualche tempo. Di fatto, avevano smesso di esistere con la fine del tour di “Accelerate” – trovate il video dei bis dell’ultimo concerto alla fine di questo post. “Collapse into now” – il loro disco più “classico” da decenni – era la loro lapide, anche se non ce l’avevano ancora detto.

I R.E.M. non esistevano più, e l’hanno semplicemente sancito pubblicamente.  Lo stile sta anche nell’uscire di scena al momento giusto e prima che qualcuno ti possa rinfacciare cadute di stile, intaccando una carriera basata sulla credibilità. Certo, alcuni avevano avuto giustamente forti dubbi sui loro ultimi dischi di inediti; forse non si sono mai davvero ripresi dall’uscita di Bill Berry, nel ’97. Ma trovatemi un nome di questo livello che abbia avuto così tanto consenso, quasi unanime… Nessuno li ha mai stroncati, neanche nei loro momenti meno fortunati.

Perché – che siate fan o meno –  i R.E.M. rimarranno uno dei gruppi più importanti di questi 30 anni: sono stati la prima band a dimostrare che si poteva passare dall’essere “di culto” al successo mainstream senza sputtanarsi, facendo scelte controcorrente, quasi suicide come quella di non andare in tour in momenti topici della loro carriera. Per questo, e per la loro musica, i R.E.M. sono la band che ha fatto da esempio a generazioni di musicisti.

Poi si vedrà. Il futuro? Mi fa un po’ paura, lo ammetto.
Mi fa paura soprattutto pensare a cosa può combinare Michael Stipe da solo, perché difficilmente troverà musicisti come Buck e Mills (con cui aveva musicalmente poco in comune, ormai).
Prima o poi probabilmente finirà, come notava un amico ieri sera su Twitter, a fare un disco di musica elettronica- campo in cui ha già giochicchiato in passato. Buck continuerà a giocare con le sue band parallele; Mills è quello che – se ne avrà voglia – riserverà qualche sorpresa.

A me, personalmente, mancherà l’intreccio unico tra quella voce, quelle chitarre e quelle armonie. E’ il mio suono. E per fortuna è il suono di molte persone.

Comunque sia, grazie. E ancora grazie
.

(E grazie anche a tutte le persone che negli ultimi 15 anni mi hanno permesso di avere un accesso privilegiato al gruppo. Bertis Downs, in primis, che con gli anni è diventato un amico vero. E la Warner italiana sia quella presente: Neve, Giordano, Gianni e Massimo; sia quella passata: Anna e Paolo).

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Cosa farà da grande?

Non capisco più Chris Cornell. Adesso ha annunciato un tour acustico in America per la prossima primavera. Intendiamoci: correrei a vederlo in questa veste, e spero che che passi anche dalle nostre parti prima o poi. In rete gira da tempo un suo bootleg acustico registrato a Stoccolma qualche tempo fa, ed è spettacolare.

Ma non capisco cosa voglia fare. La reunion dei Soundgarden è stata annunciata un anno fa. Da allora sono seguiti pochissimi concerti, una raccolta con un (vecchio) inedito. Nei giorni scorsi è stata annunciata la pubblicazione di un (vecchio) disco live. Adesso arriva quest’altra notizia che riporta l’attenzione su Cornell solista.

Se Cornell tenesse questa strada acustica,  sarebbe una gran notizia, perché da solista ha fatto un bell’esordio (“Euphoria morning”), un secondo disco così così (“carry on”) e un terzo disco imbarazzante (“Scream”, quello con Timbaland). Probabilmente è quest’ultimo disco che gli è valso un bel piazzamento come delusione straniera del decennio in Dieci!.

Insomma, fatico a vedere una strada qua in mezzo. Vedo un grande cantante che non ha ancora deciso cosa vuole fare da grande. Speriamo che si decida e che faccia la cosa giusta

http://www.youtube.com/watch?v=AKV7aczpQGI&feature=player_embedded

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Soundgarden, tornate insieme (3)

La reunion dei Soudgarden è strana. Nel weekend hanno finalmente  suonato al Lollapalooza (a questo indirizzo ci sono un bel po’ di video), dopo un concerto di riscaldamento al Vic Theatre di Chicago. Ma a 8 mesi dall’annuncio del ritorno, non è stata fissata nessun altra data. C’è chi dice che i 4 non abbiano deciso  quanto fare durare il loro ritorno e stiano un po’ traccheggiando per vedere l’aria che tira.

A settembre uscirà comunque una raccolta, con l’inedito “Black rain”, che è trapelato in rete da poco: lo potete ascoltare qua sotto. Nulla di nuovo peraltro: una outtake di “Badmotorfinger”, e si sente. I Soundgarden prima maniera, quelli più cupi e zeppeliniani, distanti ancora dalle aperture melodiche degli ultimi dischi.

http://www.youtube.com/watch?v=GGpiunMHN1I

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Soundgarden, tornate insieme (eh, son tornati pure loro…)

Il premio “reunion più attesa dell’anno” ha diversi pretendenti. In Italia, ci sono i Litifiba. In America, se la giocano tra i Pavement (che hanno i loro grandi elettori tra gli indie e gli indiesnob) e i Soundgarden (con i nostalgici degli anni ’90, grunge e dintorni).

Alla fine, Chris Cornell e soci sono tornati sul palco pure loro, dopo l’annuncio di capodanno. Uno show – più o meno segreto  – allo Showbox di Seattle di fronte a mille persone venerdì scorso, in attesa di un tour di cui non si sa praticamente nulla.

La scaletta  dà molto spazio a cose pre-“Black hole sun”, tipo questa “Hunted down”, e si chiude con una cover dei Doors. Su YouTube non si trovano video decenti. Qua c’è solo l’audio, ma vale la pena comunque.

Ecco la scaletta, riportata da Billboard:

Spoonman
Gun
Searching With My Good Eye Closed
Rusty Cage
Beyond The Wheel
Flower
Ugly Truth
Fell On Black Days
Hunted Down
Nothing To Say
Loud Love
Blow Up The Outside World
Pretty Noose
Outshined
Slaves and Bulldozers

Encore:

Get On The Snake
Big Dumb Sex
Waiting For The Sun

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Litfiba, tornate insieme (ah, già: son tornati insieme sul serio)

Ho fatto un sogno. Andavo a vedere il concerto della reunion dei Litfiba, e loro lo aprivano a sorpresa cantando “Litfiba, tornate insieme”, con gli Elii.

Poi, il concerto sono andato a vederlo davvero. E l’apertura sono stati due minuti di slogan  che hanno anticipato “Proibito”. Giuro che ho anche sentito Pelùùùùù usare l’espressione “popolo di Internet”, e c’erano 10.000 persone in delirio che possono testimoniare.

Però c’è ancora tempo: hanno annunciato altre date per l’estate, e il comunicato stampa segnala che il 27 luglio, a Carpi, Piero e Ghigo suoneranno nella stessa sera di Patti Smith e di Elio e Le Storie tese. Chissà che il mio sogno non si avveri.

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