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Il senso di colpa di Pete Townshend e la chitarra a 12 corde

Libri che raccontano la storia di strumenti che hanno fatto la storia del rock, dalla Fender Telecaster alla Gibson LesPauls. Scritti intervistando i musicisti, con dettagli tecnici, ma non troppo (insomma li può leggere anche un non musicista). Li scrive Tony Bacon e li pubblica la Backbeat, si trovano agilmente su Amazon.

Ho appena finito di leggere quello che racconta la storia della Rickenbacker, che in realtà è un libro sull’uso della chitarra a 12 corde elettrificata, dalle suo origini remote nel Bouzouki (che si vede e si sente, per esempio nel recente live di Leonard Cohen) all’esplosione negli anni ’60 grazie ai Beatles. Una storia parallela del rock, che racconta aneddoti davvero gustosi. Come quello di Pete Townshend, che accettò di fare il testimonial della Rickenbacker per il senso di colpa, perché da giovane ne aveva spaccate troppe sul palco…

Ho fatto quello che avrebbe dovuto fare l’autore – l’unica mancanza del libro – ovvero, una playlist con alcune delle canzoni citate nel libro: Beatles, Byrds, Who, Tom Petty, R.E.M., XTC, Jefferson Airplane, Smiths. Ne è venuta fuori una bella compilation di classic rock.

La vedete/ascoltate qua sotto: per passare da una canzone all’altra cliccate sulle frecce a destra e a sinistra, o sulle immagini in basso.

http://www.youtube.com/view_play_list?p=B11BF2C1229B4E4A

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The King Of Power Pop

“The king of power pop”. Così si autodefinisce uno strano personaggio in cui mi sono imbattuto nei cazzeggi musicali estivi. Lui si chiama Paul Collins, è stato il leader di due band “di culto”, Nerves e The Beat. E frequenta questo strano genere musicale, da (ri)scoprire: riff veloci (power) e grandi melodie e armonie vocali (pop). Immaginatevi i primi Beatles e i Byrds elettrificati e velocizzati.

Se fate una micro ricerca in rete, scoprirete che il Power Pop ha un suo seguito davvero di culto, pieno di siti e blog che semprano usciti dalle pagine di un romanzo di Nick Hornby, e pieni di nomi sconosciuti anche ad un ascoltatore attento.

Poi ci sono i nomi più noti: i re indiscussi del power pop sono i Big Star del compianto Alex Chilton. C’è chi dal Power Pop è partito per andare altrove (i primi R.E.M., il primissimo Tom Petty); c’è chi ne porta avanti la bandiera, come i Teenage Fanclub o i Posies (di cui esce un album nuovo, “Blood candy”, a fine mese). Artisti insospettabili hanno la loro bella canzone power pop in repertorio (sentitevi “The ties that bind” di Bruce Springsteen…)

E poi c’è il capolavoro del genere, a mio modesto parere una delle più belle canzoni di tutti i tempi:

“The king of power pop” è anche il titolo del disco di Paul Collins: una buona introduzione al genere, se vi interessa. Un po’ demodè e un po’ trash in alcuni passaggi (insomma, un quasi sessantenne che canta “I’m doing it for the ladies” come se avesse 20 anni…), ma con buone canzoni, qualche cover, la Rickenbacker d’ordinanza… Però il consiglio è:  se non avete mai sentito nessuno dei gruppi sopra, partite da lì, dai Big Star e dai Flamin’ Groovies…

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Playlist 2009 – i dischi

Se a qualcuno dovesse mai interessare, ecco i miei premi di fine anno.

Qua invece le  classifica tradizionale per Rockol.

Premio  “disco dell’anno” e premio “Ma perché non li ho mai ascoltati prima”Richmond Fontaine, “We used to think the freeway sounded like a river”

Premio “Disco del 2008 scoperto in ritardo“: Gaslight Anthem – “The ’59 sound”

Premio “Sparare sulla Croce Rossa” per il disco più brutto dell’anno: Chris Cornell, “Scream”

Premio “Disco più sopravvalutato dell’anno”: Animal Collective, “Merriweather post pavillion”

Premio “Delusione dell’anno”: Elvis Costello che torna a farsi produrre da T Bone Burnett dopo “King of america”, e ne esce un disco noiossimo, “Secret, profane & sugarcane”.

Premio “Buffonata dell’anno”: i Muse a “Quelli che il calcio”.

Premio Copertina più brutta dell’anno: Bruce Springsteen, “Working on a dream” – ma anche “Wilco (The album)” non scherza

Premio “Non se ne può più”: i supergruppi, quelli di Jack White in testa

Premio “Ritorno alle origini – finalmente” R.E.M. – “Live at the Olympia”

Premio “Rickenbacker” per il miglior suono di chitarre: Tom Petty & The Heartbreakers, “The live anthology”, ex-aequo con R.E.M. – “Live at the Olympia”

Premio “continuerò a parlarne, anche se non se li fila nessuno”BellX1, “Blue lights on the runaway” e Fredo Viola, “The turn”

Premio “Finalmente qualcuno inizia a filarseli”Swell Season, “Stricy joy”

Premio “non ne parlo neanche, tanto non se li filerà mai nessuno”Peter Holsapple & Chris Stamey, “hERE aND nOW”

Premio “Concerto prevedibilmente più bello dell’anno”Bruce Springsteen, Stadio Olimpico, Torino, 21 luglio

Premio “Quest’uomo è un genio”: Nels Cline, per il concerto dei Wilco a Milano, 14 novembre

Altri dischi per cui non sono riuscito ad inventarmi un premio, ma che ho ascoltato ed amato quest’anno:

Giorgio Canali – “Nostra signora della dinamite”; PGR – “Ultime notizie di cronaca”; Local Natives, “Gorilla manor”; Mumford & Sons – “Sigh no more”; Robbie Williams – “Reality killed the video star”; Allen Toussaint – “The bright Missisipi”, The xx, “XX”.

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Heartbreakin’ Music

In questi giorni non riesco a togliermi dalle orecchie uno dei dischi più belli dell’anno: la “Live anthology” di Tom Petty & The Heartbreakers: 4CD (5 nell’edizione deluxe) registrati nel corso di una carriera trentennale da una delle migliori live band di sempre.

Petty è l’anello di congiunzione tra due mie passioni, Bruce Springsteen e i R.E.M.: del primo ha la torrenzialità, la passione. Con i secondi condivide le origini folk-rock (le chitarre Rickenbacker, le radici nei Byrds).

L’album è un anello di congiunzione tra due mondi, quello della musica “tradizionale” e quella digitale. Ricorda un po’ il mastodontico box dal vivo che Springsteen pubblicò a fine anni ’80, ma è perfetto da ascoltare in shuffle su un iPod. Non c’è una canzone da togliere, nella playlist. Le mia preferita è sempre quella, “The waiting”. Peccato solo che nel box non sia stata inclusa la versione del documentario di un paio di anni fa, in duetto con Eddie Vedder dei Pearl Jam: andate al minuto 2.05 di questo video

Anche la promozione dell’album è a metà tra il mondo tradizionale e quello digitale, con un “Superhighway tour”: nelle scorse settimane si poteva comprare un biglietto e si accedeva ad un sito con canzoni in anteprima e materiali vari relativi alle performance.

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Voglio una Rickenbacker virtuale

 

Chi mi conosce, sa che sono appassionato, anzi ossessionato dalla Rickenbacker, la chitarra che usano o usavano  i R.E.M., Tom Petty, i Byrds, gli Smiths. E un’infinità di altri artisti.

Grazie alla band che la fece conoscere al mondo, riuscirò ad averne una, anche se virtuale. Il 9 settembre esce Rock Band dedicato ai Beatles, e tra le periferiche acquistabili ci sono le repliche degli strumenti dei Fab Four, tra cui la Rickenbacker 325 di John Lennon. Rinizierò ad usare la Wii, che avevo preso e lasciato lì. Sperando che non ci siano eresie come in Guitar Hero, dove c’è Kurt Cobain che rappa e canta i Bon Jovi.

Certo, avrei preferito la Rickenbacker semiacustica 330, quella che usano i miei chitarristi preferiti, ma a caval quasi donato non si guarda in bocca.

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