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Milano Fault Line – Steve Wynn & friends live

Songwriter così non ne fanno più: questo penso alla fine del concerto di Steve Wynn. Poco prima che iniziasse il concerto – alle 6.30, l’ora dell’aperitivo: un bell’esperimento al Teatro Dal Verme di Milano che va sotto il nome di Music Club – mi sono comprato un suo CD dal vivo. Nella copertina Wynn racconta che quando va in viaggio si porta poca roba, e 400 canzoni che ha scritto. Ogni tanto ci litiga, dice, ma è solo quando le suona acustiche che riesce a farci la pace.

E’ dai tempi dei Dream Syndicate che Wynn ha un bel rapporto con l’Italia. Ma, incredibile, sono anni che non passa da Milano. L’occasione è ghiotta, e infatti la sala del teatro è già piena. Pubblico agé, per la verità: 40something come il sottoscritto e anche oltre. Gente cresciuta con i Dream Syndicate. La prima sopresa, per chi si aspettava un concerto acustico, è vedere il palco vuoto, ma con tre microfoni.

Wynn entra e si mostra in ottima forma: una brillante camicia rosa, sempre la stessa faccia da ragazzo, sotto capelli che mostrano un colore un po’ innaturale (siamo gli unici a non tingerli, mi dirà un collega…). E’ sempre un grande intrattenitore, racconta storie e spiega subito che questa sera lo accompagnerà Rodrigo D’Erasmo, il violinista in forza agli Afterhours con cui ha già fatto un tour. Ma intanto inizia da solo, ed è lì che viene fuori il songwriting: il tocco sulla chitarra acustica non è dei più delicati, ma quando canta canzoni come “The side I’ll never show”, è lì che capisci cosa vuol dire scrivere canzoni che reggano al tempo e alle diverse forme che possono assumere.

D’Erasmo entra dopo un po’, su un’altro capolavoro, “Tears won’t help”, anticipato dal racconto del tour assieme e da aneddotti sui vari tentativi di metterlo in difficoltà suonando canzoni nuove, ma niente. Ci mette un paio di strofe ad ingranare, ma quando entra con il violino elettrico, la canzone decolla. E il tutto diventa ancora meglio quando si aggiunge il contrabassista dei Miracle 3 (la sua backing band più rock, con cui ha inciso “Northern aggression”, in uscita a novembre).

Il repertorio si divide equamente tra materiale solista e brani dei Dream Syndicate (quelli accolti con più calore, ovviamente) e tutto si conclude in festa, con l’ultimo bis con i tre che si spostano a centro sala per cantare “Manhattan Faul Line”, raggiunti da un coro formato da Manuel Agnelli, Cesare Basile, Hugo Race e altri, ovvero tutti i membri del progetto collettvo  “Songs with other strangers”, in giro in Italia in questi giorni.

La festa continua, dopo il concerto, con un aperitivo per tutto il teatro, e Steve Wynn che si ferma a parlare: ha un sorriso e un autografo per tutti.

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