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L’originalità di Carlà

Carla Bruni non finirà mai di stupirmi.  L’ultima delle sue  brillanti e innovative idee  è quella di  rifare il video più copiato della storia, “Subterranean homesick blues.” di Bob Dylan. Quello in cui il Nostro sfoglia cartelli con le parole della canzone, insomma.

Definirlo video è discutibile, perché era la sequenza introduttiva di “Don’t look back”, film del 1967 di D.A. Pennebaker, dedicato al tour inglese di Dylan del 1965. Ma la forza visiva di quell’idea, applicata alla forza della canzone, l’ha fatto diventare un simbolo, e una sorta di anticipatore della stagione del videoclip.

Va bene che la motivazione è benefica, ma meno male che non canta. E tanto per sottolineare l’originalità di Carlà, su Wikipedia c’è una lista dei cloni di quel video. Persino Andy Warhol ne ha girato una versione, per i Curiosity Killed The Cat. 25 anni fa.

Dalla lista mancano gli italiani (a memoria mi vengono in mente Daniele Silvestri a Sanremo con “L’uomo col megafono” e un clip di Ligabue).

Ma la copia più bella è questa: “Bob” di Weird Al Yankovic. Il testo della canzone è fatto tutto di palindromi, ovvero frasi che lette al contrario sono uguali.

http://www.youtube.com/watch?v=Nej4xJe4Tdg

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Video trashed the music star

Da qualche anno, all’ultima lezione del Master che dirigo, facciamo una sorta di “contest” finale, dedicato ai videoclip più trash. E’ un modo ludico di chiudere le lezioni (un po’ come si faceva al liceo, quando con la compiacenza di un prof, si prendeva un’ora di assemblea e si portava da bere e da mangiare). E se proprio vogliamo trovargli una giustificazione, ha anche una valenza didattica: è un modo per vedere la degenerazione del formato videoclip. Un modo che YouTube rende evidente, sia andando a pescare nella memoria storica e dimenticata, sia nelle produzioni pseudo-amatoriali o provenienti da nicchie di mercato (la musica neo melodica, la musica da ballo, la musica che arriva dall’est europeo o dai paesi non occidentali).

Funziona così: ognuno sceglie il video più brutto e trash e privo di ironia che riesce a trovare. Lo si fa vedere alla classe e alla fine si elegge il campione.

Ogni anno riemerge qualche classicone (come quello di Spitty Cash), ma il vincitore di quest’anno è notevole. Momento consigliato: la “bicicletta” a 2:46.

Menzione speciale ad Antonello Venditti, in questo clip con Angelina Jolie:

http://www.youtube.com/watch?v=WCnWQu9c4VA

E poi il vincitore della prima edizione, che è il classico dei classici in questo campo.

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Il videoclip è morto. L’ha ucciso YouTube?

In questi giorni si parla molto dell’anniversario della nascita di YouTube, su cui 5 anni fa veniva uploadato il primo video. E’ stata l’occasione per riflettere su qualcosa che ha davvero cambiato le nostre modalità di fruizione dei media, per ragionare sulle tensioni tra pubblico, internet e industria della cultura.

Credo però non si sia sottolineato abbastanza l’impatto che ha avuto sulla musica. YouTube è stato il colpo finale all’agonizzante videoclip. Da tempo aveva perso lo smalto che ne aveva fatto un oggetto rivoluzionario negli anni ’80. In crisi di idee – i videoclip mainstream sono tutti uguali, tutta forma e nessuna sostanza, sempre con gli stessi stereotipi -, in crisi di soldi (la discografia ora ci pensa bene a spendere fortune per un clip) e di spazi (MTV li ha confinati di notte, al mattino o sul satellite).

Poi è arrivato YouTube, con la sua semplicità di condivisione di immagini. Le band, come gli Ok Go hanno iniziato a farseli da soli, puntando alle idee, più che alla forma. Gli utenti hanno iniziato a girare videoclip sia per le canzoni famose che per le proprie canzoni. Qualche artista ha intelligentemente provato a stare in mezzo, realizzando videoclip doppi, con una versione per la TV e una remixabile per la rete. Qualcuno ha continuato a fare come se nulla fosse, tutt’al più semplicemente mettendo i videoclip in rete, qualche volta in anteprima.

Oggi il videoclip “mainstream”  è un morto vivente. I videoclip è la fenice rinata dalle sue ceneri, con un’estetica e una diffusione molto diversa, imposte entrambi da YouTube.

Non solo. YouTube ha pure soppiantato la radio, con i non-videoclip. Volete sentire il nuovo singolo di qualche band? qualcuno l’avrà sicuramente caricato, l’audio con una foto fissa…

Insomma, YouTube ha preso qualcosa che già c’era, e poco per volta lo ha cambiato, inesorabilmente. E dire che c’è ancora chi fa finta di niente…

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Battlestar Sabotage/New Dork

Ieri, grazie a Stereogram, mi sono imbattuto in un bel video, in cui una pazza ha ricreato pari pari “Sabotage” dei Beastie Boys con sequenze di “Battlestar Galactica”. E quando dico “pari pari” non scherzo: Wired, che ha intervistato l’autrice del montaggio, ha postato anche una clip in cui due video sono messi al passo, e il risultato è strabiliante:

E, a proposito di parodie/omaggi, in rete da qualche giorno si parla molto di questo rifacimento della canzone di Jay-Z/Alicia Keys:

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La fine della telenovela: gli OK Go divorziano dalla EMI

In questo blog si è parlato spesso, nelle ultime settimane, degli OK Go, dei loro video, delle liti che hanno causato con la loro etichetta major, per divergenze di vedute nella gestione.

La telenevola (forse) è finita: gli OK Go hanno rescisso “di comune accordo” il contratto con la EMI: lo riporta Rolling Stone, che aggiunge che il divorzio si è consumato prima della messa on-line del nuovo clip per “This too shal pass”, che senza i lacci e lacciuoli imposti dalla casa discografica ha raggranellato – si fa per dire – quasi sette milioni di contatti in 8 giorni.

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