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The 8-bit side of the moon

Per la serie: cose divertenti e inutili da fare con la tecnologia… C’è un tipo –  si fa chiamare Moon8 e fa il programmatore di videogiochi – che ha risuonato tutto “The Dark side of the moon” dei Pink Floyd con i suoni del NES, la primissima console Nintendo. Questo sì che è un cover album, mica quello dei Flaming Lips.

Chi non si ricorda il registratore di cassa all’inizio di “Money”, manipolato e messo a ritmo come intro della canzone? Quel modo di trattare i suoni – non c’era nessun Pro-Tools al tempo – ha fatto scuola. Sentitelo in versione 8-bit, con gli effetti sonori delle monetine di SuperMario…

(Via Boing Boing)

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Eppur qualcosa si muove (2)

Appunti sparsi su cose che stanno succedendo nella musica in questi giorni.

Marcare il territorio:  Google ha lanciato il suo motore di ricerca musicale. Se cercate artisti, canzoni e dischi vi rimandano verso siti partner: Lala, MySpace ecc. La cosa è spiegata da Google sul suo Blog e qua c’è una news di Rockol. Insomma, l’ennesima espansione di Google, che marca un altro territorio…

Videogiocare al DJ e al metallaro: il settore dei videogiochi musicali è tra i più dinamici. Ieri è stato lanciato DJ Hero, corrispettivo di Guitar Hero, cosa che certifica – se mai ce ne fosse bisogno ancora – lo status di divi dei DJ. Una volta non avevano faccia, si nascondevano dietro le console, non si vedevano nei video… ora assomigliano sempre di più a delle rockstar, in termini mediatici. Anzi, sono più rockstar delle rockstar stesse.

Poi sono usciti nuovi videogiochi dedicati ai Metallica  – una versione  dedicata di Tap Tap Revenge, e ormai da qualche tempo Rock Band per iPhone, che mi sembra decisamente meglio di Tap Tap, per giocabilità e repertorio.

X-Factor: Infine, segnalo questo post del blog di Ernesto Assante, che prende spunto da X-Factor per ragionare sulla distinzione tra cantanti, interpreti e autori.

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La musica come software, il software come musica

Questa notte, questa mattina non si parlava d’altro nei vari siti e blog dedicati al mondo Mac: Apple ha cambiato le sue politiche dell’App Store di programmi per iPhone e iPod Touch. Ora è possibile l’ “In-app purchase” anche da applicazioni gratuite.

Suona incomprensibile? Probabile: questo non è un blog dedicato all’iPhone, anche se è uno degli argomenti preferiti. Ma questa scelta di Apple è destinata a cambiare molte cose, anche nel campo della musica. Provo a riassumerle.

Quando ha aperto l’App Store, Apple ha mirato ad avere molto software gratuito che facesse massa. E ha imposto che non si potesse regalare demo, ma app complete. Questo è risultato in 3 tipologie di applicazioni gratuite.

  1. Le app nate per essere gratis (per lo più sviluppate da programmatori indipendenti/amatoriali in cerca di notorietà).
  2. Le App “Lite”, ovvero delle demo sotto mentite spoglie: 1 o 2 livelli di un gioco, qualche funzionalità di un programma. Però poi per avere il programma completo bisognava comprarsi un’altra app.
  3. Le app “Freemium”, secondo il modello teorizzato da Chris Anderson: ti regalo qualcosa, ma se vuoi la versione premium, la paghi. Il caso più famoso è TapTap, rythm game sul modello di Rock Band etc., scaricato nella versione gratuita in milioni di copie, e venduto in centinaia di milioni di copie nelle versioni premium con musica di Weezer, Coldplay, etc.

Poi, la scorsa estate, la Apple ha introdotto le “In-app purchase”, ovvero la possibilità di comprare contenuti direttamente dentro le applicazioni (livelli nuovi per i giochi, nuove funzionalità ecc), limitando però questa funzionalità alle app a pagamento.
Il pasticcio che ne è venuto fuori è dimostrato bene da “TapTapRevenge3”, l’ultima versione della serie: il gioco costa 79 centesimi, ma dentro non ha praticamente nulla, solo 3 canzoni, e pure brutte. Se volete qualche canzone, dovete comprarla (1euro per 2 canzoni, 2 e 39 per mini album da sei). Ma per avere un gioco che abbia abbastanza materiale su tutti i livelli, dovete spendere un bel po’ di soldini, per di più con la fregatura del balzello iniziale. Per dire, Rock band per Iphone che uscirà tra poco, avrà 20 canzoni, giocabili su diversi livelli e 4 strumenti. Certo costerà qualcosa di più, ma è un gioco completo.

Ora questa modifica della politica di Apple aprirà la strada a molte cose, e non solo nei videogiochi. Le versioni “lite” probabilmente spariranno. Fioccheranno le app gratuite come cavallo di troia per vendere qualcos’altro. Wired sostiene che questa modifica nelle politiche di vendita, assieme al famigerato Tablet di Apple, servirà soprattutto per vendere news.

Ma anche la musica diventerà definitivamente un software. Già le app “ufficiali” degli artisti non si contano più; ora  sono gratis per lo più gratis, e permettono di ascoltare musica in streaming: Nine Inch Nails, i primi; tra i più recenti, i Metallica, (anche se la loro è a pagamento, 79 centesimi per ascoltare il loro catalogo di concerti). Trasformare le app in negozi virtuali di musica sarà un attimo….

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Voglio una Rickenbacker virtuale

 

Chi mi conosce, sa che sono appassionato, anzi ossessionato dalla Rickenbacker, la chitarra che usano o usavano  i R.E.M., Tom Petty, i Byrds, gli Smiths. E un’infinità di altri artisti.

Grazie alla band che la fece conoscere al mondo, riuscirò ad averne una, anche se virtuale. Il 9 settembre esce Rock Band dedicato ai Beatles, e tra le periferiche acquistabili ci sono le repliche degli strumenti dei Fab Four, tra cui la Rickenbacker 325 di John Lennon. Rinizierò ad usare la Wii, che avevo preso e lasciato lì. Sperando che non ci siano eresie come in Guitar Hero, dove c’è Kurt Cobain che rappa e canta i Bon Jovi.

Certo, avrei preferito la Rickenbacker semiacustica 330, quella che usano i miei chitarristi preferiti, ma a caval quasi donato non si guarda in bocca.

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